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Istituzione dei codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’art. 36-bis del Dpr 600/1973
Al fine di consentire il versamento delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 10/E del 16 febbraio 2021, ha istituito i codici tributo. Per agevolare i contribuenti, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione (vedi tabella all’interno della risoluzione) è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo. I nuovi codici sono utilizzabili nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto.
(Vedi risoluzione n. 10 del 2021)

Istituzione del codice tributo per il versamento delle somme dovute per la fornitura di contrassegni di legittimazione della circolazione per i PLI
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 11/E del 17 febbraio 2021, ha istituito il codice tributo ‘5479’ denominato ‘Proventi derivanti dalla fornitura di contrassegni di legittimazione della circolazione per i PLI - art. 62-quater, c. 3-bis, Dlgs n. 504/1995’. Come richiesto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, tale codice tributo sarà utilizzato per il versamento, tramite il modello ‘F24 Accise’ delle somme dovute per la fornitura di contrassegni di legittimazione della circolazione per i PLI, ossia dei prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o meno nicotina.
(Vedi risoluzione n. 11 del 2021)

Servizi di investimento e di intermediazione finanziaria offerti ai neo residenti

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 12/E del 18 febbraio 2021, fornisce chiarimenti ad un’associazione che rappresenta soggetti che operano in Italia nel settore del private banking.
L’associazione istante chiede precisazioni in merito al c.d. regime neo residenti disciplinato dall’articolo 24-bis del Testo unico delle imposte sui redditi. Regime che prevede un trattamento fiscale agevolato a favore delle persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia, dopo essere stati residenti all’estero per almeno 9 anni negli ultimi 10 periodi d’imposta.

Secondo l’associazione tale regime è penalizzante per gli intermediari finanziari residenti in Italia, ovvero per le stabili organizzazioni italiane di intermediari non residenti, che offrono servizi di investimento e intermediazione finanziaria ai predetti neo residenti.
All’Amministrazione finanziaria viene chiesto di chiarire i criteri di territorialità delle imposte sui redditi, dell’imposta sulle successioni e donazioni e dell’imposta di bollo, in relazione alle attività finanziarie detenute dai soggetti che beneficiano del regime neo residenti. In particolare si chiedono delucidazioni in merito agli eventuali effetti fiscali derivanti da:

  1. un contratto di custodia con intermediari italiani;
  2. un contratto di gestione, amministrazione e consulenza con intermediari italiani, pur essendo depositate presso un conto estero;
  3. un contratto di assicurazione sulla vita a contenuto finanziario stipulato con compagnie di assicurazioni estere operanti in Italia in regime di libera prestazione di servizi (LPS), laddove la riscossione dei proventi potrebbe essere eventualmente affidata ad intermediari italiani.
In particolare, rispetto a quest’ultimo chiarimento, l’istante chiede precisazioni in merito all’applicazione dell’imposta sulle riserve matematiche (IRM) e dell’imposta sul valore dei contratti assicurativi (IVCA).
Infine, si chiedono precisazioni in relazione agli obblighi degli intermediari finanziari residenti ai fini del monitoraggio fiscale e delle comunicazioni all’anagrafe tributaria.

Per stabilire se un reddito prodotto all’estero debba essere tassato in Italia l’Agenzia delle Entrate, innanzitutto, richiama l’art. 165 del Tuir, secondo comma, il quale dispone che ‘i redditi si considerano prodotti all’estero sulla base di criteri reciproci a quelli previsti dall’art. 23 per individuare quelli prodotti nel territorio dello Stato’. Come chiarito nella circolare n. 207/E/1999, l’art. 23 del Tuir fornisce l’elencazione dei redditi prodotti dai soggetti non residenti che vengono assoggettati a tassazione in Italia. Si considerano come tali e sono quindi imponibili:

  1. i redditi di capitale corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti o da stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti;
  2. i redditi diversi derivanti da attività svolte nel territorio dello Stato e da ‘beni’ che si trovano nel territorio stesso, nonché le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti.
Tuttavia, talune fattispecie di redditi di capitale e di redditi diversi di natura finanziaria sono state escluse da imposizione anche se prodotti nel territorio nazionale.

Per essere imponibile il reddito deve essere ‘prodotto’ in Italia. Il corrispettivo deve derivare da un contratto che obbliga il residente alla corresponsione delle somme e dei valori ricevuti per l’impiego di capitale. Per stabilire l’imponibilità non basta che i proventi siano soltanto materialmente ‘pagati’ dai soggetti residenti quando essi svolgono la funzione di meri incaricati al pagamento. Di contro, i redditi di capitale, corrisposti da Stati esteri o da soggetti non residenti a soggetti che usufruiscono del regime dei neo residenti, mantengono la loro natura di redditi di fonte estera. Detti redditi, rientrano nell’ambito oggettivo di applicazione dell’imposta sostitutiva non solo nel caso in cui essi siano riscossi all’estero, ma anche nei casi in cui le attività finanziarie estere, da cui gli stessi derivano siano oggetto di un contratto di custodia con intermediari italiani, un contratto di gestione o un contratto di assicurazione sulla vita ecc. (vedi elenco sopra).

Le imprese di assicurazione estere operanti in regime di libera prestazione di servizi (LPS) sono tenute al versamento dell’imposta sostitutiva dello 0,45% sull’ammontare delle riserve matematiche dei rami vita relative ai contratti di assicurazione stipulate da soggetti residenti in Italia. L’Agenzia ritiene che in relazione a tali contratti stipulati dalle imprese di assicurazione estere operanti in regime di LPS non è dovuta l’imposta sulle riserve matematiche. Ad analoga conclusione si deve pervenire con riferimento all’applicazione della imposta sostitutiva sul valore dei contratti assicurativi dovuta dai soggetti attraverso i quali sono riscossi i redditi derivanti dai contratti di assicurazione esteri e che operano quali sostituti di imposta su incarico del contribuente o della compagnia estera, nel caso in cui la compagnia non si avvalga della facoltà di provvedere agli adempimenti di sostituzione tributaria.

In merito ai redditi diversi di natura finanziaria si considerano prodotti nel territorio dello Stato quelli derivanti da beni che si trovano nel territorio stesso, nonché le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti. Pertanto, ai fini dell’applicazione dell’imposta nei confronti di soggetti non residenti, sono rilevanti le cessioni di partecipazioni in società residenti, a prescindere dalla circostanza che i titoli o i diritti rappresentativi della partecipazione si trovino nel territorio dello Stato.

Per i titoli non aventi natura partecipativa, la norma non richiede che l’emittente sia un soggetto residente nel territorio dello Stato e, pertanto, sono imponibili le plusvalenze derivanti dalla cessione o rimborso di tali titoli anche se emessi all’estero, sempreché la cessione o il rimborso riguardi titoli che si trovano nel territorio dello Stato.

Da questo quadro normativo emerge che i redditi diversi realizzati dai soggetti neo residenti per effetto della cessione di attività finanziarie detenute nel territorio dello Stato sono imponibili in Italia.
Ne deriva che per applicare l’imposta sostitutiva alle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società estere o di titoli non aventi natura partecipativa, maturate da parte di neo residenti è necessario che tali attività non siano detenute in un conto di deposito presso un intermediario italiano. La natura di reddito di fonte estera non viene meno, invece, a seguito della stipula di un contratto di prestazione di servizi con un intermediario italiano, di amministrazione di attività finanziarie, di gestione discrezionale delle attività finanziarie e di consulenza finanziaria.

Per quanto riguarda gli obblighi di monitoraggio fiscale, il comma 153 della legge di Bilancio 2017 prevede espressamente che i soggetti che esercitano l’opzione di cui all’art. 24-bis del Tuir, per i periodi d’imposta di validità dell’opzione, non sono tenuti agli obblighi di compilazione del quadro RW del mod. Redditi. Non essendo prevista una deroga agli obblighi di comunicazione, si ritiene che restano dovute le comunicazioni da parte degli intermediari in relazione a eventuali trasferimenti e quelle all’Archivio dei Rapporti Finanziari.
Le attività detenute all’estero sono inoltre esenti dall’IVIE e dall’IVAFE ma non dall’imposta di bollo per gli atti indicati all’art. 13, comma 2-ter della Tariffa allegata al Dpr n. 642/1972.

Da ultimo, con riferimento alle imposte di successione e donazione, in deroga alla disciplina ordinaria, i beneficiari dell’art. 24-bis scontato la tassazione soltanto per i beni e i diritti esistenti nello Stato al momento della successione o della donazione. Ciò, in deroga al comma 1 dell’art. 2 del Tus il quale stabilisce che l’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, anche se situati all’estero. Il successivo comma 2 dispone che ‘Se alla data dell’apertura della successione o a quella della donazione il defunto o il donante non era residente nello Stato, l’imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti’.
L’Amministrazione finanziaria dopo aver indicato quali siano i beni esistenti nello Stato, conclude, in accordo con la soluzione prospettata dalla società istante, che riguardo al criterio di territorialità ai fini dell’imposta prevale il criterio speciale e non rileva che le attività finanziarie siano oggetto di un contratto di deposito titoli e strumenti finanziari tra il soggetto agevolato ed un intermediario finanziario residente in Italia o estero con stabile organizzazione in Italia.


(Vedi risoluzione n. 12 del 2021)

Variazione in diminuzione riferibili alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito di accordo di ruling da patent box, per gli anni d'imposta 2015 e 2016
Le variazioni in diminuzione riferibili alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito di accordo di ruling da patent box, per gli anni di imposta 2015 e 2016, possono essere indicate nelle dichiarazioni integrative, ai fini Irpef/Ires e Irap, relative al periodo d’imposta 2016, sempreché non sia stata presentata istanza di rimborso ai sensi dell’art. 38 del Dpr 602/1973. Principio di cassa, inoltre, quale criterio cardine per determinare la quota di Irap deducibile dalla base imponibile Ires. La riduzione della deduzione forfettaria deve essere imputata nel periodo d’imposta in cui il credito Irap emerso in sede di dichiarazione integrativa ‘a favore’ diventa utilizzabile. Sono i chiarimenti contenuti nella risoluzione n. 9/E del 10 febbraio 2021 dell’Agenzia delle Entrate dedicata alle modalità di presentazione delle dichiarazioni integrative ‘a favore’ per recuperare le variazioni in diminuzione relative alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito dell’accordo di ruling da patent box, per gli anni d’imposta 2015 e 2016. Il documento di prassi amministrativa, inoltre, descrive i criteri di imputazione della riduzione della deduzione forfetaria Irap dall’Ires in caso di presentazione di dichiarazione integrativa dell’imposta regionale sulle attività produttive ‘a favore’.
(Vedi risoluzione n. 9 del 2021)

Primi chiarimenti in tema di meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di comunicazione - Dlgs n. 100/2020 di recepimento della Direttiva ‘DAC 6’

Per il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale la cooperazione amministrativa in ambito fiscale rappresenta un importante strumento perché consente alle autorità fiscali di molti Paesi nel mondo di disporre di informazioni tempestive e qualificate in merito a schemi di pianificazione fiscale aggressiva transnazionale.

Recentemente, sono stati avviati specifici progetti, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni, volti a stabilire obblighi di comunicazione dei c.d. ‘meccanismo transfrontalieri’, ossia schemi di pianificazione fiscale aggressiva. Tra gli scopi di questi progetti figura anche la deterrenza, poiché l’obbligo di comunicazione e le conseguenze derivanti dalla violazione dello stesso, scoraggia i partecipanti dall’elaborare schemi o accordi.

Tra le iniziative proposte in ambito Ocse ricordiamo l’azione 12 del progetto ‘Base Erosion and Profit Shifting’ denominata ‘Mandatory Disclosure Rules’ (Report MDRs azione 12) e Model Mandatory Disclosure Rules for CRS Avoidance Arrangements and Opaque Offshore Structures’ (Report MDRs) . Il primo contiene raccomandazioni per gli Stati volte all’introduzione di regimi di comunicazione obbligatoria da parte degli operatori e lo scambio tra le autorità fiscali di informazioni su meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva. Il secondo disegna un analogo sistema di raccolta e scambio di informazioni relativamente a schemi idonei a rendere inefficace il funzionamento del CRS o volti a fornire ai titolari effettivi ‘schermi’ attraverso strutture non trasparenti.

Le suddette raccomandazioni Ocse sono state recepite in ambito europeo con la Direttiva DAC 6 concernente lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.
La Direttiva DAC 6 introduce l’obbligo per gli Stati membri di scambiare in maniera automatica le informazioni sui meccanismi transfrontalieri soggetti a notifica da parte degli intermediari e dei contribuenti che attuano il meccanismo. In pratica, tale scambio viene effettuato mediante la messa a disposizione delle informazioni in un registro centrale sicuro al quale hanno accesso tutti gli Stati membri.

Per effetto dell’opzione esercitata dall’Italia ai sensi della Direttiva Ue, il primo scambio automatico è effettuato entro il 30 aprile 2021 e riguarda informazioni relative ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica comunicati nel primo trimestre 2021, nonché quelli attuali tra il 1°luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 e comunicati entro il 30 gennaio 2021 e quelli la cui prima fase è stata attuata tra il 25 giugno 2018, ossia la data di entrata in vigore della Direttiva DAC 6 e il 30 giugno 2021 cioè la data di applicazione della Direttiva, comunicati dai soggetti obbligati entro il 28 febbraio 2021.

L’ordinamento nazionale ha dato attuazione alla Direttiva DAC 6 con il decreto legislativo n. 100 del 30 luglio 2020 cui ha fatto seguito il decreto del Mef del 17 novembre 2020 contenente alcuni aspetti tecnici e il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 26 novembre 2020 con cui sono stati approvate modalità e termini di comunicazione.

Con la circolare n. 2/E del 10 febbraio 2021 l’Agenzia delle Entrate fornisce i primi chiarimenti in merito all’applicazione delle norme per la comunicazione delle informazioni relative ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica, con particolare riguardo all’ambito di applicazione soggettivo e oggettivo delle disposizioni e dei criteri che rendono un meccanismo transfrontaliero soggetto all’obbligo di comunicazione da parte degli intermediari o dei contribuenti.

Il documento di prassi amministrativa tiene conto delle osservazioni e dei pareri espressi dai professionisti e dalle associazioni di categoria a seguito della consultazione pubblica avviata lo scorso 28 dicembre e terminata il 15 gennaio 2021.
La circolare precisa che le esemplificazioni riportate nel documento riguardano le modalità e le condizioni dell’obbligo di comunicazione, mentre l’accertamento di eventuali violazioni e le relative contestazioni dovranno fondarsi sull’analisi di fatti e circostanze del singolo caso. Inoltre, la mancata reazione del fisco a fronte della comunicazione del meccanismo transfrontaliero da parte dell’intermediario o del contribuente non comporta l’accettazione della validità o del trattamento fiscale dello stesso. La comunicazione, parimenti, non costituisce di per sé ammissione di condotta elusiva o evasiva.

La circolare fornisce chiarimenti sull’ambito soggettivo e oggettivo, sugli obblighi di comunicazione e i casi di esonero dall’obbligo di comunicazione per l’intermediario e il contribuente. I chiarimenti concernono anche gli obblighi di conservazione della documentazione, i profili sanzionatori e gli elementi distintivi (‘hallmarks’). Si tratta di indici di rischio di elusione o evasione fiscale che identificano i meccanismi soggetti all’obbligo di notifica. Come specificato dalle Entrate basta che uno solo di essi sia soddisfatto perché, al ricorrere delle altre condizioni, sorga l’obbligo di segnalazione.

Per quanto riguarda gli elementi distintivi (‘hallmarks’) il decreto legislativo n. 100/2020 prevede che ‘il meccanismo transfrontaliero è soggetto all’obbligo di comunicazione se sussiste almeno uno degli elementi distintivi’. Si tratta di indici di rischio di elusione o evasione fiscale che identificano i meccanismi soggetti all’obbligo di notifica. Basta che uno solo di essi sia soddisfatto perché, al ricorrere delle altre condizioni, sorga l’obbligo di segnalazione. Il decreto legislativo individua 5 categorie di elementi distintivi che sono riconducibili a due macro categorie: elementi distintivi generici e specifici. I primi individuano caratteristiche comuni agli accordi, schemi o progetti commercializzati da promotori quali il requisito di riservatezza o il pagamento di una commissione. Inoltre, gli stessi sono strutturati in modo tale da poter intercettare anche meccanismi transfrontalieri particolarmente insidiosi in quanto ‘innovativi’, che si prestano ad essere facilmente commercializzati. Per altro verso, gli ‘hallmarks’ specifici identificano fattispecie determinate, ritenute pericolose in ragione dei potenziali effetti fiscali che da esse possono derivare come l’aggiramento degli obblighi relativi allo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari oppure relativi alla identificazione della titolarità effettiva di asset e redditi finanziari e non.

In merito alle sanzioni applicabili in caso di omessa o inesatta comunicazione delle operazioni riportabili, la circolare precisa che per l’omessa comunicazione la sanzione amministrativa va da 3 mila a 31.500 euro. Per la comunicazione effettuata nei quindici giorni successivi alla scadenza trova applicazione, invece, la sanzione che va da 1.500 a 15.750 euro, ma nel caso di comunicazione incompleta o inesatta, si applica la sanzione che va da 1.000 a 10.500 euro. Infine, in caso di comunicazione rettificativa presentata nei quindici giorni successivi alla scadenza prevista, troverà applicazione la sanzione da 500 a 5.250 euro. Le sanzioni sono comminabili per ogni singolo meccanismo transfrontaliero. Qualora il primo invio avviene entro il 28 febbraio non troverà applicazione nessuna sanzione.


(Vedi circolare n. 2 del 2021)

Accordo Brexit - Applicabilità dell’art. 35-ter, comma 5, Dpr 633/72 a soggetti stabiliti nel Regno Unito

A seguito della Brexit sono pervenuti all’Agenzia delle Entrate diversi quesiti riguardanti le corrette modalità per adempiere agli obblighi Iva da parte degli operatori del Regno Unito, soggetti passivi d’imposta in Italia. In particolare si chiede se coloro che dispongono nel nostro Paese di un rappresentante fiscale Iva o di un identificativo Iva possono continuare a utilizzare per le operazioni interne tale rappresentante o tale identificazione o, invece, devono richiedere una nuova posizione Iva, in quanto soggetti extra-Ue.

Dallo scorso 1°gennaio, agli scambi commerciali con il Regno Unito si applicano le regole e le formalità di natura fiscale e doganale in vigore con i Paesi terzi.
L’Unione europea e il Regno Unito, il 24 dicembre 2020, hanno stipulato un accordo che contiene un Protocollo sulla cooperazione amministrativa e la lotta contro la frode in materia di Iva e sull’assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi e imposte. In tema di assistenza amministrativa Iva il protocollo prevede diverse forme di assistenza: richiesta d’informazioni, richiesta di informazioni senza preventiva richiesta, presenza negli uffici amministrativi e partecipazioni alle indagini amministrative svolte congiuntamente, richiesta di notifica amministrativa, simultanei controlli.

Il Protocollo può considerarsi sostanzialmente analogo agli strumenti di cooperazione amministrativa vigenti nella Ue e soddisfa i requisiti che consentono ai soggetti residenti o stabiliti nel Regno Unito, che dal 1°gennaio 2021, sono considerati soggetti extra-Ue, di avvalersi dell’istituto della identificazione diretta ai fini Iva, in alternativa alla nomina di un rappresentante fiscale per operare ai fini Iva in Italia.
Gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale Iva o di un identificativo Iva, nominato o rilasciato antecedentemente al 1°gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne.


(Vedi risoluzione n. 7 del 2021)

Regime applicabile alle prestazioni di trasporto di passeggeri per vie d’acqua

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 8/E del 2 febbraio 2021, fornisce chiarimenti in merito al regime Iva applicabile alle prestazioni di trasporto di passeggeri per le vie d’acqua rese da imprese armatrici.
In particolare è stato chiesto quale trattamento Iva fosse applicabile alle imprese che offrono esclusivamente servizi di trasporto dei passeggeri (c.d. ‘mero trasporto’) da un porto di partenza ad uno di arrivo, con o senza soste intermedie, e alle imprese che, unitamente al trasporto passeggeri, prestano ulteriori servizi (c.d. ‘prestazioni complesse’) come attività di pesca sportiva, avvistamento cetacei, somministrazione di pranzi e cene a bordo, eventi con musica di intrattenimento, a fronte di un corrispettivo unitario.
Nei quesiti pervenuti si chiede se possa trovare applicazione l’esenzione impositiva, l’aliquota al 5% o al 10% o quella ordinaria al 22%.

L’Agenzia evidenzia che l’articolo 10, comma primo, n. 14) del Dpr n. 633 del 1972 prevede, nella sua attuale formulazione, l’esenzione Iva per ‘le prestazioni di trasporto urbano di persone effettuate mediante veicoli da piazza’. La stessa norma precisa che ‘si considerano urbani i trasporti effettuati nel territorio di un comune o tra comuni non distanti tra loro oltre cinquanta chilometri’. L’esenzione trova conferma anche a livello comunitario e precisamente nell’articolo 371 della Direttiva Iva.

La legge di Bilancio 2017 ha provveduto a riformulare la normativa interna stabilendo che, a partire dal 1°gennaio 2017 sono esenti da Iva le sole prestazioni di trasporto di persone urbano, realizzate (per via marittima, lacuale, fluviale e lagunare) mediante veicoli da piazza, essendone, invece, escluse quelle realizzate con ‘altri mezzi di trasporto abilitati’ che sono assoggettate all’aliquota ridotta del 5%.

Infine, le prestazioni di trasporto di persone e dei rispettivi bagagli al seguito, diverse da quelle di cui alla Tabella A, parte II-bis, n. 1-ter), e da quelle esenti a norma dell’articolo 10, prima comma, n. 14), dello stesso Dpr, sono assoggettate alla previsione della Tabella A, parte III, n. 127-novies), allegata al Dpr n. 633 del 1972, la quale prevede il regime di imponibilità con applicazione dell’aliquota ridotta del 10%.

Pertanto, alla luce del predetto quadro normativo, continuano ad essere ricomprese nel regime di esenzione, ai fini Iva, le prestazioni di trasporto urbano (che avvengono all’interno dello stesso Comune o tra Comuni non distanti oltre cinquanta chilometri) che siano effettuate mediante ‘veicoli da piazza’ , per tali intendendosi quelli adibiti al servizio di taxi ai quali sono equiparati gondole e motoscafi.
Invece, le prestazioni di trasporto urbano di persone rese con mezzi diversi di quelli da piazza, che siano abilitati a eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare, soggiacciono all’aliquota Iva del 5%. Sono soggetti, infine, all’aliquota del 10% i trasporti urbani di persone per vie acquee effettuate con mezzi diversi da quelli da piazza o diversi dai mezzi abilitati e a prescindere dal mezzo usato, tutti i trasporti extraurbani.

Né la normativa interna né quella comunitaria forniscono la nozione di ‘trasporto di persone’ che deve essere ritratta dal suo significato abituale. Al fine di evitare di attribuire a tale nozione un’accezione estensiva, deve considerarsi che non tutte le operazioni che presentino qualche attinenza con il contratto di trasporto nel suo significato più ampio rientrano automaticamente in questa definizione. Nel suo significato abituale, come disciplinato dagli articoli 1678 e seguenti del Codice civile, per contratto di trasporto s’intende un vettore che, verso corrispettivo, trasferisce cose o persone da un luogo ad un altro.
Secondo l’Agenzia delle Entrate l’esenzione dal tributo o l’imponibilità al 5 o al 10% trovano applicazione solo nei casi in cui le prestazioni rese da imprese armatrici soddisfino il servizio del c.d. ‘mero trasporto’ senza ulteriori e aggiuntive prestazioni.

Non è ostativa all’applicazione del regime Iva di esenzione o dell’applicazione dell’aliquota Iva ridotta la circostanza che parte dei titoli di viaggio siano emessi anche in favore di gruppi organizzati, agenzie di viaggio o tour operator, con al seguito una propria guida turistica remunerata a parte, sempre a condizione che il servizio delle imprese armatrici resti esclusivamente il mero trasporto.

In merito, invece, alle c.d. ‘prestazioni complesse’ l’obbligo si caratterizza per l’esecuzione di un diverso e più articolato servizio, comprensivo di ulteriori prestazioni turistico-ricreative. In questi casi il prestatore si impegna a un’obbligazione di natura complessa a fronte di un corrispettivo globale e unitario, come tale soggetto all’aliquota ordinaria del 22%. Al servizio di trasporto si sommano prestazioni turistico-ricreative e/o di somministrazione di alimenti.

Infine l’Agenzia precisa che non può affermarsi che le ulteriori prestazioni rese siano accessorie rispetto a quella principale del trasporto di persone, eventualità che consentirebbe di beneficiare dello stesso regime Iva. Affinché una prestazione di servizi possa qualificarsi come accessoria a un’operazione principale, la stessa deve infatti integrare, completare e rendere possibile quest’ultima. Connessione che nel caso di ‘prestazioni complesse’ non può ritenersi ravvisabile.


(Vedi risoluzione n. 8 del 2021)






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